Io me lo ricordo…

ridefalcone.jpgNonna Rosa morì lo stesso mese, circa una settimana prima.

Avevo 11 anni.

Ormai parlava pochissimo, il Parkinson l’aveva completamente consumata, non si alzava dal letto e io non la vedevo più da mesi.

“E’ meglio che non la vedi! Devi ricordartela come era prima la nonna!”

“Ma mamma, io voglio ricordamela sempre la nonna, quando stava bene e quando stava male”

“Ti ho detto no”.

E quando mia madre diceva di no, non ci stava potenza mondiale che potesse farle cambiare idea.

Così il mio ricordo di nonna Rosa è quello di una donna che sorrideva sempre, che mi raccontava della sua infanzia di guerra, che mi faceva le polpette più buone del mondo, che guardava la tv del pomeriggio e… e i miei ricordi finiscono lì. Poi niente. Sapevo che era peggiorata, ma non riesco a dire nient’altro. Io non me la ricordo perché non l’ho vista.

***

Nonna Rosa morì lo stesso mese, circa una settimana prima.

E a me venne il morbillo. Evidentemente mia madre, grillina già in quegli anni in cui i grillini erano soltanto animaletti di piccole dimensioni, si era rifiutata di farmi il vaccino. Niente funerale. Dovevo stare a casa.

“Ma scusa mamma, non ho neanche la febbre! Voglio salutare la nonna in chiesa”

“E perché?”

“Perché per me è importante”

Mia madre, atea impenitente da sempre e io che in quel tempo frequentavo la chiesa del Cristo Re neanche dovessi farmi prete, non potevamo intenderci. Il funerale è il momento del ricordo e la vita di nonna Rosa avrei dovuto ricordarla io, perché io ero il suo nipote prediletto, perché come le volevo bene io non le voleva bene nessuno.

“Mamma se non vengo al funerale, non potrò ricordamela bene la nonna.”

“Fesserie di un fesso.”

E niente funerale. Io non me lo ricordo perché non l’ho visto.”

***

Nonna Rosa era morta lo stesso mese, circa una settimana prima.

Alle 17:58 di quel giorno io avevo ancora il morbillo, e guardavo un cartone giapponese con un supereroe che non sarebbe morto mai, neanche se gli avessero scaraventato addosso tutto l’esercito americano. Perché il supereroe ha poteri che tu puoi solo sognare. E il pensiero fisso quando guardavo quei cartoni, era sempre quello:

“Che cosa farei  se quei poteri ce li avessi io?”.

E certamente stavo pensando a questo quando d’improvviso la Rai interrompe il cartone per dare la notizia…

“Una Fiat Croma… guidava lui… l’autista stava nel sedile posteriore…”

“Perché l’autista non guidava, se c’hai un autista devi farlo guidare, non farlo sedere nel sedile posteriore…”

“1000 kg di tritolo sistemati all’interno di fustini in un cunicolo di drenaggio sotto l’autostrada…”

“Che minchia è il tritolo?”

“ La detonazione provoca un’esplosione immane e una voragine enorme sulla strada…”

“Minchia!”

“L’Italia intera sgomenta, trattiene il fiato per la sorte delle vittime con tensione sempre più viva e contrastante, sinché alle 19:05, a un’ora e sette minuti dall’attentato, Giovanni Falcone muore dopo alcuni disperati tentativi di rianimazione, a causa della gravità del trauma cranico e delle lesioni interne. Con lui la moglie e gli agenti della scorta…”

***

Il 23 maggio del 1992, io non sapevo niente dell’Italia.

Non sapevo cosa fosse un Parlamento, che l’Italia è una repubblica con un Presidente, che in quei giorni un Presidente non ce l’avevamo e che il Parlamento litigava da 11 giorni perché non sapeva decidere chi scegliere, non sapevo che c’erano certi giudici che rischiavano la vita, che a Palermo si sparava neanche fosse Beirut, non sapevo che cosa fosse la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, non sapevo che gli uomini più potenti d’ Italia si chiamavano Spadolini, Martelli, Andreotti, non sapevo che quell’anno alcuni giudici di Milano  stavano arrestando un sacco di politici per corruzione, non sapevo che il capo della mafia si chiamava Totò Riina e che la mafia e politica erano assai intrecciati…

La televisione mi ha detto tutto.

Il 23 maggio del 1992 ho guardato il mio primo telegiornale.

Il 24 maggio del 1992 ho guardato la prima trasmissione di approfondimento politico.

Il 25 maggio del 1992 ho visto il funerale del giudice Falcone, della moglie e degli agenti della scorta. E per la prima volta ho pianto perché ero italiano.

Dal 26 maggio del 1992 non mi piacciono più i supereroi, e neanche gli eroi. Dal 26 maggio del 1992 ho la passione per gli uomini normali che fanno di tutto per la felicità degli altri.

Sono uomini rari, in Italia ancora più rari.

E io che in questi giorni del 2017 mi dico che gli Italiani Veri non esistono e che vivo in un luogo che fa fatica a riconoscersi, poi mi ricordo di quel fine maggio del 1992, di quando siamo scesi in piazza tutti per urlare ai mafiosi che la mafia è un mucchio di merda, di quando gettavamo le monetine ai politici di merda, di quando in quel funerale del 25 maggio fischiavamo tutti alla passerella di merda di uomini potenti venuti a piangere un giudice che nella vita avevano ostacolato e denigrato…

io me lo ricordo…

e penso che ci eravamo quasi, che basterebbe ricordarsi quei giorni, che basterebbe ricordare…

***

Mia nonna mi diceva sempre di non fidarmi di chi non aveva memoria. Anche Foscolo lo diceva…

Sol chi non lascia eredità d’affetti

Poca gioia ha dell’urna.

Ma io preferisco mia nonna, quella semplice e sorridente di un ricordo troncato da un morbillo che mi ha fatto diventare grande.

Nicola Alberto Orofino @nicalbe

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