DRAFT-IT: #CediLaStradaAgliAlberi

“Aprendosi,
ognuno dei sorrisi può essere
visibile, e perfino leggermente
reciproco.”

(Franco Arminio – Cedi la strada agli alberi)

Esistono centinaia di fiere e migliaia di saloni:
mobili, libri, parrucchiere…tutti hanno qualcosa da vendere e sono a loro volta vendibili.
Esistono luoghi deputati, più o meno avveniristici, in cui chi vende può farsi comprare e chi compra può farsi valere, per poi farsi comprare a sua volta.

Chi ci guadagna?

Più s’indaga il mondo e più ci si accorge che tutto ruota intorno a un osso che nessuno ha mai visto.

La frase è racchiusa in un libro uscito anni fa sul mercato.
L’autore è un poeta piuttosto abbronzato.
Si chiama Franco.
Franco è un nome che è anche un po’ una garanzia da certi punto di vista.
O per lo meno ti fa ben sperare.

Il cognome invece, è spaventevole: …Arminio.

Arminio fu un guerriero pronto a lottare nella foresta di Teutoburgo contro l’esercito romano. Oggi invece è un poeta che guarda il mondo con dolcezza e attenzione, e che spingendosi fino alle porte di Milano, ha conquistato chi leggerà il suo nuovo libro, dal titolo che è un suggerimento:

Cedi la strada agli alberi.

Tutto nasce dalle morte di qualcosa.
I libri nascono dalla morte degli alberi.
È un sacrificio assurdo, considerando che la maggior parte dei libri fanno polvere.
Ma…
in certi casi,
come questo…
il sacrificio di un albero è talmente ricco di senso, che fa nascere il bisogno di piantare un altro albero a ricordo del precedente. E così via, da albero a pagina, da pagina ad anima. Pioggia, semina, e raccolto, aspettando l’anno di riposo per tutto il campo.

Ordunque?

Immagina quel che è stato veramente, quel che accadde sul serio e vorrei che ancora accadesse:

Un padiglione da fiera, .
Uno spazio aperto chiamato come un carattere tipografico.
Tavolini rotondi ad evocare caffè d’altri tempi.
Confusione generale proveniente dal di là del confine.
Un confine tutto particolare, dal momento che non ci sono pareti.
Non ci sono linee a tracciare alcunché.

Il poeta abbronzato come un contadino, scende dalla cattedra del letterato di prestigio.
Si siede in mezzo a noi.
Ci chiede qual è il nostro nome, da dove veniamo, se siamo contadini.
Nessuno di noi lo è.
Il poeta si abbatte un poco poco, sperava in un contadino, almeno uno.
Sperava che tra chi fa teatro di mestiere, chi scrive di mestiere, chi insegna di mestiere, chi legge di mestiere, chi pensa di mestiere, chi fa foto di mestiere, chi viaggia di mestiere…
ci fosse almeno un contadino che coltiva ad arte.
Invece niente.
Prende il suo libro di poesie e le fa leggere a noi.
Ognuno nel proprio dialetto.
Fa ridere.
Commuove.

Il poeta ci dice: prima di mangiare, leggete una poesia.
Il poeta ci dice: prima di mangiare, leggete una poesia.
Come un tempo, si usava dire una preghiera prima di mangiare.
Ci dice: prima di mangiare, leggete, una, poesia.

E ci dice tantissime altre cose fondamentali.
Chiedendoci di noi, regalandoci attenzione.

Ci dice anche, che una delle poesie del suo libro è dedicata a un momento che fu,
in cui una donna si dichiarò.
Ed era sotto a un albero che si dichiarò.
In un posto bellissimo.
La poesia porta il ricordo di quel momento, in cui tutto contribuì a rendersi unico.
L’ amore, la donna, le parole, il paesaggio, l’albero.

…Cedi la strada agli alberi.

Perché il luogo in cui le persone s’incontrano…
è il luogo in cui le persone s’incontrano.

Non può valere quanto un altro posto, quanto un altro incontro.

Noialtri invece, ci stavamo incontrando in un posto brutto più dello sterco di vacca.
Un padiglione di una fiera che la parole poesia non sa nemmeno da che lettere è composta.
Un posto in cui nessun incontro potrebbe sognare un futuro e tantomeno un presente.
Un posto, disadatto a tutto.
Tuttavia…
ci siamo alzati dalle nostre seggioline plasticate, ci siamo guardati in faccia, e abbiamo cominciato a cantare insieme.

In mezzo a quel fracasso, si è alzata piano piano la voce di un coro.
Invadendo lo spazio, il tempo, tutto.
I nostri volti, dopo un paio di canzoni erano i volti di persone che a dispetto di tutte le mancanze si erano ritrovate.
Ed eravamo sorridenti, sorridenti…e perfino leggermente reciproci.

In quell’istante eterno, ho capito che tutto l’impossibile che in vita mia avevo proposto, fatto di panchine su cui avrei voluto sedermi a guardare il parco, e di passeggiate poco pratiche a guardare le foglie crescere, fatto di chi avrei voluto incontrare fuori dall’orario d’ufficio, fuori dalle presentazioni ufficiali, fuori dai cocktail milanesi, fuori dalle feste nei centri sociali, fuori dalle fiere. Tutto quell’impossibile…non ero stata folle proporlo, non sbagliavo a desiderarlo. Anzi! Per quanto doloroso possa essere il rifiuto, e sulla strada degli alberi che bisogna insistere, aspettando il fulmine.

“…
non chiedere altro che una gioia solenne.
Non aspettarti niente da nessuno.
E se vuoi aspettarti qualcosa,
aspettati l’immenso, l’inaudito.”

(Franco Arminio – Cedi la strada agli alberi)

Irene Serini @Caleidoscopic1

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