DRAFT-IT: #TempoDiLibri fiera dell’editoria italiana

Trovo che Tempo di Libri sia un titolo così così.
Perché il tempo, come noto, non esiste più.
Esiste semmai, quello che altri prima di noi hanno chiamato spazio-tempo.

Il tempo in sé per sé, soprattutto quello dei libri, non esiste.
Lo sanno bene Stephen Hawking e compagnia cantante, e lo sanno ancora meglio quelli che: “Qual è l’ultimo libro che hai letto?” “Boh, non me lo ricordo!”. Dato che per ricordarlo, ci sarebbe da fare un salto indietro nello spazio-tempo di miliardi di anni luce!

Tempo di Libri è un titolo che fa un po’ telenovelas: il Tempo dei Ricordi, Il Tempo dell’Amore, il Tempo delle Mele (??!?) eccetera eccetera…eccetera.

È un titolo, d’altri tempi.
I bei tempi andati.
In cui si credeva che il tempo si potesse misurare con l’orologio.
(hihihihi).
Che cosa ridicola.
No?

Infatti a Tempo di Libri, era pieno di orologi, che contavano da 1 a 60 minuti.
Il 61 non era previsto.*

Ma l’orologio misura solo la praticità del tempo, solo l’utilità del tempo, solo l’avanzare del tempo e non per esempio il suo retrocedere, non il suo fermarsi. L’orologio non misura né la pesantezza né la leggiadria del tempo, l’orologio non misura la noia assoluta del tempo e della sua insignificanza. L’orologio non misura che la punta dell’iceberg del tempo. E spesso si sbaglia, per giunta!

Proust non guardava l’orologio.
Eppure andava alla ricerca di ciò che era perduto.
E dove lo ricercava?
Dove appunto, in che spazio…

Il tempo e lo spazio sono come Stanlio e Olio, inseparabili.
Uniti a tal punto da creare una dimensione spazio temporale (una delle infinite) all’interno di cui si vive, e si fanno tante cose, tra cui anche (se si vuole), leggere i libri.

Ora, se scrivo tutto questo, non è per fare i giochetti linguistici e le pippette de sticazzi (pardon!).
Ma per dire che al di là del titolo, che sotto sotto #chissenefrega del titolo…
per la nuova edizione di Tempo di Libri, questa voce da imbecille socialnet vi chiede di lavorare sullo spazio.

Di creare uno spazio accogliente, in cui il tempo dei libri possa venire ritrovato sul serio, e non con l’orologio sul polsino, stile yuppie anni 80, in una Milano ormai bevuta fino all’ultima goccia.
Quel luogo iper-moderno in cui ci avete ficcato quest’anno, è buono per vendere cose iper-moderne, iper-design, iper-fashion, iper-web, iper-utili come la carta da culo.
Non per incontrare chi si occupa di scrivere una cosa tanto antica come un libro, una cosa senza tempo come un libro.

Ora, l’ufficio stampa di Tempo di Libri (a cui va il nostro plauso più sincero, per quanto ignorantemente sia ben chiaro! Qui di ufficio stampa non si capisce nulla. Ma la gentilezza e la disponibilità la si riconosce con franchezza), manda un comunicato anche a noi blogger un po’ sciapi, in cui si conferma la stessa location per la prossima edizione di Tempo di Libri.

E va bene così, ci saranno potentissime ragioni economiche a sancire questa scelta.

Ricordatevi però, che a noi lettori, non interessano le ragioni economiche.
Non leggiamo un libro per ragioni economiche.
Non lo regaliamo per ragioni economiche.
Non lo retwittiamo in tre righe per ragioni economiche.
Non ci facciamo un hashtag per ragioni economiche.
Non scriviamo a nostra volta emulando lo scrittore preferito,
Non sentiamo di poter cambiare le sorti del mondo leggendo e scrivendo,
Non ci innamoriamo del primo stronzo che passa, solo perché ci guarda di nascosto tra la folla come fosse la scena di un romanzo che fa storia…
Per ragioni economiche!

Quindi, dall’alto dei miliardi che farete girare come trottole, abbiate pietà di noi, e non ficcateci di nuovo in un contenitore che sembra un frigorifero, manco fossimo cadaveri.

E se proprio non si può cambiare location…cambiate location!
Rendete accoglienti le frigidissime sale degli incontri, create situazioni intime, più protette, anche a livello uditivo. Portate all’interno dei padiglioni pieni di libri, 90.000 alberi! Sta volta siamo noi, e non Abbado a chiederli! E portateci il sole là dentro…qualunque cosa voglia dire per voi.
Portateci il sole, che il sole vi farà lavorare sulla luce, e la luce crea spazio, e lo spazio non si separa mai dal tempo…anche dal tempo dei libri.

Irene Serini @Caleidoscopic1

* Mi riferisco alla durata degli incontri con gli autori che era appunto di 60 minuti.

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