Mario, Alfio e il referendum

img_2803Il mio cane si chiama Mario.
Si sveglia ogni mattina alle 5:45.
Abbaia al cavallo del carretto che ogni giorno passa sotto casa alle 5.55.
Fa la pappa alle 6:00 e alle 19:00.
Fa pipì alle 6:25, alle 12:30, 19:25 e alle 23.30.
Mario è un cane che rispetta orari precisi in tutto…
tranne che per la cacca.
Per i bisogni grossi non sono previsti tempi precisi, ma siti prescelti.
Ce n’è uno che lo stimola più di tutti, che gli piace proprio. Lo vedi dal suo aspetto e dal suo comportamento che cambiano improvvisamente: gli occhi diventano rossi, mostra i denti superiori, emette un suono strano, acuto, quasi un pianto o una protesta…
poi…
sgancia.
Non si tratta di un’aiuola fetida o di un incrocio particolarmente ispiratore.
No.
Per la sua defecatio Mario ha scelto l’area antistante all’ingresso del palazzo sede del consolato dello Stato dell’Azerbaigian.
Mi sono convinto osservando la scena, che da quasi due anni si ripete con una costanza che esclude qualsiasi ipotesi di occasionalità, che l’atto di Mario non è intestinale, ma indiscutibilmente politico: di fronte al consolato di quello Stato straniero, Mario esprime tutto il suo disprezzo facendo la cacca. Del resto Mario odia gli stranieri, abbaia a tutti gli uomini e le donne nere, si lamenta se sente la parola mussulmano, digrigna i denti agli indiani e ai cinesi, disubbidisce se si trova nei pressi di un sushi resturant…
Se gli fosse concesso il diritto di voto, Mario voterebbe Lega. Se potesse viaggiare da solo, Mario andrebbe ai raduni settembrini di Pontida. Se avesse un profilo Facebook, Mario condividerebbe i post di Salvini. Ma siccome ai cani sono preclusi i diritti politici ed è impedita una vita social, l’unico modo che ha Mario per esprimere le sue opinioni politiche è defecare davanti l’unico consolato straniero della mia città.
Cacche che valgono quanto uno slogan padano a scelta:
I cani italiani innanzitutto!
Fuori dalle balle i cani stranieri!
Cani clandestini: torturali, è legittima difesa!

Il suo è, un atto politico che nell’Italia del 2016 si definisce patriota.
Un atto come tanti…

***

A 208 km dal consolato dell’Azerbaigian di Catania, si trova un edificio storico risalente al Medioevo, d’incantevole bellezza. Lo chiamano Palazzo dei Normanni ed è sito nella città di Palermo. In quel palazzo si riunisce (troppo poco spesso) l’ARS (assemblea regionale siciliana). Il 10 agosto Gino Ioppolo, deputato regionale, ha dovuto trasferirsi dal Palazzo dei Normanni di Palermo al Palazzo del Comune di Caltagirone dove, durante le ultime elezioni amministrative, è stato eletto sindaco. Al suo posto è subentrato il neo deputato Alfio Barbagallo. Il suo primo intervento all’ARS, durato circa 6 minuti, merita di entrare negli annali dei grandi discorsi politici italiani…
Un estratto per chi se lo fosse perso:

Mi sento qui di far parte e stare vicino a grandi uomini e donne che posso solo insegnare…

Ognuno ha un grande ruolo nella vita per essere qui, che era il mio sogno…

Mi sento un piccolo uomo in un grande laghetto con grandi e tante mano amiche che mi faranno fare questo percorso…

Io vengo di mala sanità, tanti anni fa mi è rimasta un ago addosso, che ho ancora…

Se io nel mio percorso potrei sbagliare, auguro che i miei colleghi mi diano la via giusta per io non compiere lo stesso sbaglio…

E’ inutile fare facili ironie.
Quello di Alfio è un discorso alto e originale, sconvolgente e clamoroso. Distrugge non poco la grammatica e la sintassi della lingua italiana, è vero, ma perché soltanto attraverso uno sconquasso di questo tipo Alfio riesce a comunicare il messaggio rivoluzionario insito nel suo discorso. E diciamocelo francamente: se si vuole fare la rivoluzione in questo Paese, occorre partire innanzitutto dalla rivoluzione delle regole costituzionali della grammatica italiana! La complessità della situazione politica è tale che i vecchi precetti della sintassi non riescono più a supportare un pensiero autenticamente innovatore. Del resto ce lo chiede l’Europa (di questo non sono sicuro, ma l’Europa ci chiede talmente tante cose che la richiesta di un cambiamento delle regole della grammatica è probabilissimo).

Quello di Alfio è un discorso che nell’Italia del 2016 si definisce innovatore e rivoluzionario.
Un discorso come tanti…

***

Mario e Alfio raccontano il Paese in cui vivo.
Raccontano di un’Italia che ha talmente abusato dei significati della sua lingua, da ridurre drasticamente i suoi spazi d’indignazione. (dell’abuso delle parole abbiamo già scritto: clicca qui)
Perché dire
patriota invece di razzista,
innovatore invece di conservatore
rivoluzionario invece di restauratore,
è cosa normale e regolare.
Mario e Alfio raccontano un’Italia che prende parte alle guerre nel silenzio assordante di giornali e televisioni. L’Italia interviene come quando si partecipa al regalo di compleanno di un cugino lontano: si mette la quota e s’ignora il regalo. E la guerra, si sa, si nutre d’indifferenza, disinteresse, apatia, cinismo; tutta roba che in Italia si produce in quantità industriali. E se la conseguenza più immediata di un conflitto bellico è che gli uomini e le donne scappano verso un posto in cui non c’è guerra, se il luogo in cui ci si scappa è casa nostra, agli italiani d’Italia piace poco e niente. Perché partecipare a una guerra non fa notizia, ma discutere sulle sorti dei suoi rifugiati nelle nostre città, fa tuonare i mass media tutti.

***

Vivo nel sud Italia, mai così in ginocchio. Teatri, università, scuole allo sfacelo.
Nel Sud “non lavorare” è una condizione normale.
Nel Sud il dialogo con le istituzioni è non pervenuto.
Nel Sud le voci fuori dal coro sono mortificate.
Nel Sud la fiducia nel cambiamento è assente.
La speranza è nulla.
L’emergenza è la normalità.
La criminalità è un’abitudine.
Parlare a minchia è una qualità che ti fa arrivare a Palazzo dei Normanni…
Ma tutti zitti! Non ne parliamo.

***

– ALFIO: Ma tutti zitti! Non ne parliamo.
– MARIO: E di che parliamo?
– ALFIO: Non so… parliamo di Costituzione!
– MARIO: di Cos… che?
– ALFIO: C O S T I T U Z I O N E
– MARIO: Ma che è?
– ALFIO: Ma come!? L’insieme delle regole fondamentali della convivenza e dell’organizzazione dello Stato.
– MARIO: Ahhh! Ok! Parliamone… ma perché?
– ALFIO: Per cambiarle, no?
– MARIO: Ah siii!!! Cambiamo le regole!!! EVVIVA!!! … Ma perché?
– ALFIO: Perché è colpa del bicameralismo perfetto se le leggi fanno schifo, non lo sai?
– MARIO: Il bicameralismo perfetto? Ma se è perfetto perché dobbiamo cambiarlo?
– ALFIO: Per farlo diventare imperfetto! … ma si, fidati! … Poi cambiamo la legge elettorale, nominiamo il senato, aboliamo il CNEL…

(che significa? … che significa?…)

– ALFIO: … cambiamo le regole per eleggere il Presidente della Repubblica, sballiamo tutti i quorum della Costituzione…

(che significa? … che significa?…)

– ALFIO: … poi facciamo un bel referendum, per un anno tutti a parlare di SI o NO, SI o NO, SI o NO…

(che significa? … che significa?…)

– ALFIO: … spacchiamo gli italiani, tutti a litigare…
– MARIO: ‘nchia che beeellooo! … I cani italiani innanzitutto!
– ALFIO: Ognuno ha un grande ruolo nella vita per essere qui, che era il mio sogno…

(che significa? … che significa?…)

– MARIO: Fuori dalle balle i cani stranieri!

(che significa? … che significa?…)

– ALFIO: Se io nel mio percorso potrei sbagliare, auguro che i miei colleghi mi diano la via giusta per io non compiere lo stesso sbaglio…

(che significa? … che significa?…)

– MARIO: Cani clandestini: torturali, è legittima difesa!

(che significa? … che significa?…)

ALFIO: Mi sento un piccolo uomo in un grande laghetto con grandi e tante mano amiche che mi faranno fare questo percorso…
– …
– …
CHE SIGNIFICA? CHE SIGNIFICA?

Nicola Alberto Orofino @nicalbe

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