L’incredibile valore delle consonanti

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Tanti e tanti anni fa, mia nonna Silvana andò in vacanza a Surriento come le star di Hollywood.
C’era un signore seduto su una panchina, che ogni mattina quando la vedeva le dava il buongiorno signora. Mia nonna a quel punto esclamava entusiasta:

–  Che bella giornata!
–  Iaaa!
–  Ci andrà anche lei al mare?
–  Uuuh!
–  No?
– (Lui faceva una di quelle espressioni un po’ schifate, e poi rispondeva) M’affatica.

La mia nonna goriziana, mi raccontava sta storiella divertendosi a imitare quel signore e la sua espressione:

– M’affatica.

Le pareva la conferma ufficiale e definitiva del fatto che i meridionali (come li chiamava lei), fossero incredibilmente pigri.
Io invece avevo intuivo quel che cominciò a tormentarmi diversi anni dopo, e che ancora oggi mi tormenta purtroppo: l’incredibile valore delle vocali a discapito delle consonanti.

Sto signore surrientino rispondeva per vocali: Iaa! Uee! Ooh! Uuh! Eeh! Aoo…vocali vocali vocali e solo vocali a cui attribuiva un vero e proprio senso compiuto:

SILVANA: Che bella giornata!
SURIENTINO: Iaaa! (come dire eh vabbuò ci mancherebbe altro che non fosse una bella jurnata)
SILVANA: Ci andrà anche lei al mare?
SURIENTINO: Uuuh! (come dire non farmici nemmeno pensare…al mare ci vado a Natale se va bene)
… e così via.

In quel tempo, avevo già rintracciato altri 2 modi tipicamente italiani di dare eccessivo valore alle vocali. Il primo si verificava cantando qualsiasi canzone, tipo: Tuu seeiiii peer meeee, laaa piùùù beeellaaa deel moondooo…laaalaaalaaaalaaa laaa laaa pee pee pee per peeeee. Il secondo, inquietantissimo, si verificava sempre! Dato che quello che chiamavo linguaggio italiano, aveva ed ha come caratteristica intrinseca, quella di far finire tutte le parole con una vocale, fatta eccezione per bar, pancreas, e bancomat!

2. Consonanti1

Luca Ronconi, sbeffeggiava la maggior parte degli attori italiani. Fosse stato teatro, cinema, o tivù, sbeffeggiava a gogò. Era divertente!
Esistevano tuttavia, attori che amava a tal punto da non sbeffeggiare:
Marisa Fabbri, Massimo Popolizio, Massimo De Francovich, Laura Marinoni, Galatea Ranzi, Fausto Russo Alesi, Elisabetta Pozzi e ovviamente la stratosferica Mariangela Melato…8.

Tra tutti gli attori italiani, lui ne stimava fino in fondo…8.
Oddio magari negli ultimissimi anni di vita, si è redento, ma fino al 2003/2004 garantisco, sbeffeggiava!
Le ragioni erano tantissime, diventerei logorroica ad elencarle tutte.
Quella che mi colpì più di altre fu:

– Gli attori italiani non hanno coscienza del valore delle consonanti.

Allora anche il Maestro ben sapeva…che le nostre parole finendo spietatamente con una A o una O, con una E o con una I, vanno a sancir differenze sessuali? A organizzar pubblici poteri? A tiranneggiar privati doveri? A mitizzar organi genitali all’origine di verbi originari…? La rosa finisce per a quindi è femmina, il roseto finisce per o quindi è maschio, il tavolo è transgender poiché si dice anche la tavola, assume quindi nella sua neutralità valore sia femminile che maschile. Dio è una parola che finisce con o, trascinando con sé conseguenze inevitabili nei secoli dei secoli. Potevo quindi credere che anche il grande Maestro di Teatro ipotizzasse, come me, di stravolgere il linguaggio italiano, tagliando in tronco le vocali final per dar valor all consonant togliend il sess dall parol?

No!
Purtroppo, tutto si poteva dire di Ronconi, tranne che fosse una vetero femminista del linguaggio italiano.
Quale era allora il valore delle consonanti?
Io mi tormentavo e lui, beato, rideva sotto i baffi, perché a differenza mia e di tanti altri, parlava l’italiano quello vero. Conosceva la nostra lingua sconosciuta e la gioia di praticarla con precisione millimetrica, centrando il luogo d’incontro tra suono, segno, significato e materia, come un bersaglio, la parola precisa che pronuncia davvero, che scrive la verità.

Emozionante.

Magico.

Lui è morto, e io resto qui, questo è il bello.
Purtroppo però mi barcameno coi miei 50 termini a disposizione, cercando la Rivoluzione violando le poche regole grammaticali di mia conoscenza, convinta come sono che la parola vada trasformata, ma trasformata da che? In cosa? Quale sarà mai la radice di una lettera? Il valore semantico comune a ogni parola? Il big bang? Il big bang della parola? Esiste un’armonia geometrica che lega le lettere fra loro? E in un giorno sacrosanto smetteremo di parlare? E che cosa vorrà dire? Esiste qualcuno in grado di far silenzio? Esiste qualcuno disposto a pubblicare un foglio bianco?

Ma questi sono altri discorsi, meravigliosi, infiniti, e poco pratici!

Torniamo al nostro, a questa nostra italietta da strapazzo, dove a Roma si dice Aoo, a Napoli si dice Iaa, e a Trieste si dice Ouu (per chiamare qualcuno, usa così)…
e all’incredibilmente sconosciuto valore delle consonanti.

3. 

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“Il suono più importante è il cr, radice di Cristo, creare, credere, critica, cretino eccetera. E la consonante dotata di maggior potere magico è la r, qu’il faut rouler!” (disse un giorno un mago ad una donna del mistero)

Chi fa teatro, ma pure chi canta, chi insegna, chi scrive bestseller e ricette di cucina….chiunque abbia a che fare con la parola, ha coscienza del fatto che è tutto il corpo a parlare, scrivere, leggere, cantare. Chi scrive dimagrisce o ingrassa, chi canta vibra, chi tiene conferenze beve acqua, chi legge ride e piange, chi fa l’attore s’inchina…tipo samurai.

Qualcosa vorrà pur dire.

Mettiti alla prova leggendo.
Pronuncia la vocale numero 1: AAAAAAAAAA
Pronunciandola, prova a sentire che accade.

Al di là delle vibrazioni che l’emissione vocale produce nei più diversi luoghi del corpo grazie ai risuonatori vocali (di cui la maggior parte delle persone è felicemente ignara), puoi concentrarti per un attimo, sul tuo corpo interno, sul viaggio lunghissimo che compie il fiato prima di uscire da te.

La voce dopo tutto, ha questo pregio struggente, di nascere dalle nostre viscere, di viaggiare tra i pieni e i vuoti del nostro corpo: piante dei piedi, ginocchia, intestino, polmoni, organi genitali, stomaco, palato, orecchie, corde vocali…per questo ci fa vergogna ogni tanto.

AAAAAAAAAA
La voce dentro di noi, si fa spazio.
AAAAAAAAAA
È un po’ come se tutto concorresse ad allargarsi, a stare in pace, come se la AAAAAAAAAA fosse una lettera rilassante, seduta su se stessa.
La A, la O, la U sono lettere grasse, sedentarie, pantofolaie.
La I ha un fortissimo senso del tragico, verticalizza, si esprime attraverso le vibrazioni della colonna vertebrale, mette in contatto il volgarmente detto buco del culo con il punto più alto del tuo cranio, la porta aperta al divino. È una bacchetta magica, con cui toccare Dio e Satanasso allo stesso modo. Pronunciata con intensità e durata, può far piangere, disperatamente. La E invece, è la lettera più delicata che esista, si esprime attraverso le vibrazioni del cuore, via via che la pronunci allarga il suo spazio interno fino ad alimentare piccole ali, esortandoti al volo, con dolcezza. È una vocale morbida, non grassa, portatrice di gioia. È una carezza. Tuttavia nemmeno la E basta a se stessa!
Le vocali, anche le più belle, non riescono ad andare avanti, le vocali non muovono realmente la parola e chi la dice, le vocali riempiono il linguaggio italiano di continue soste, sospensioni e affaticamenti.
Qui da noi servono consonanti, tante quante sono scritte nella parola sprint. Consonanti che ruotano e ci fanno ruotare come la R, saltano e ci fanno saltare come la Q…avanzano sinuose come la S, battono il ritmo come la T, sputano come la P, schiacciano come la D, soffiano come la F, e ci fanno il solletico come la Z…possiamo anche noi aprirci come si aprono le labbra pronunciando la B, baciare per gioco come la C, avvicinarci piano piano come la G, e ancora più delicatamente come il GL, possiamo essere taglienti come e più della V, possiamo colpire a tradimento come la H, possiamo spiccare salti lungo tutto l’alfabeto usando le consonanti come trampolino, consonanti, consonanti, consonati da tutte le parti ci vorrebbero, come per i tedeschi, gli sloveni, i croati e tutti gli altri gran lavorator.

Per quanto naïf possa sembrare, io credo profondamente, nell’incredibile valore delle consonanti. Perché profonda è la loro radice, e profondo è il loro riverbero nel nostro animo. Confido nelle parole magiche e nelle lettere che misteriosamente le compongono. Come altri prima di me e insieme a me, affermo l’importanza dell’andare avanti da non confondersi con il tirare avanti. Illl mmmio mmmaessstro mmmm’insegno com’è diffffficile trrrrovare ll’allllba dennntro l’immmbrrrrunire, e m’insegnò anche quanto sia bello trovarla proprio là e non altrove. Se come scrisse colui che più di tutti ho amato leggere: la Rivoluzione sarà nel Sogno, e come intitolò l’autore che per primo mi portò su un palco: La Vita è Sogno, potremmo allora considerare la possibilità che la Parola, e ogni sua singola Lettera partorita dentro di noi, sia Sogno, e in quanto tale sia Vitale e Rivoluzionaria? Troppo complicato? Vagamente delirante? Semplicemente incasinato? Naïf? Ridicolo? Folle?

“Comunque, come dice un amico, l’importante è ANDARE AVANTI e non TIRARE AVANTI: nel mio caso, si tratta di procedere coerentemente con la “follia”, con quanto, una volta svelato, non si dimentica e impone di vivere per il meglio.” (Mario Mieli)

Irene Serini @Caleidocopic1

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