La Bibbia del CIAO! #caruggi #genovapernoi

unnamedNei vicoli che puzzano di piscio, merda, pantegane e falafel, ci trovi madonne su altarini di pietra con gli occhi al cielo, come dire santa madonna, o con lo sguardo piegato all’immondizia, come dire che mondo di merda, e lì sotto ci siamo noialtri, con i denti d’oro e la pelle nera, la musica sudamericana dai telefonini, le unghie del mignolo lunghe lunghe, i coltelli nascosti, bombolette spray, cani sciolti e vicoli vicoli vicoli, caruggi. Ecuadoregni che vendono banane, nigeriane che vendono il culo, Isaac che fa il sarto europeo cucendo stoffe olandesi dai colori africani e t’invita a casa sua a conoscer la tribù di amici, amiche, bambini venuti da lì, dal Senegàl. Isaac che ride col suo sorriso classicamente avorio, e piange coi sui occhi classicamente rossi di stanchezza, e dice e ripete ogni volta che mi vede questa è casa tua, questa è casa tua, questa è cas… ed ha ragione.
Lo è.
Questo porto di mare.
Questo luogo dove a via del Campo non ci sta più una puttana perché c’è ne stanno 100.000 nella via parallela.
Dove per vedere il sole devi piegare la testa di 90 gradi, ma se scali 5/6/7 piani a piedi arrivi al terrazzino di Vito e da lì vedi tutto il porto e le sue navi.
I caruggi.
Quel postaccio patrimonio dell’umanità, dove i genovesi dicono 1 parola e belìn, 2 parole e belìn, 3 parole e belìn, massimo 5 parole e poi di nuovo belìn, dove tutti hanno in mano minimo minimo una birretta, dove se chiacchieri a notte fonda la tua voce rimbalza tra una casa e l’altra e la signora dell’ultimo piano ti tira in testa il secchio di acquapiscia, dove si fanno i tornei di beach volley in piazzetta e chi c’è c’è.
I caruggi, chi c’è c’è!
Cani e porci, si!
Da Maria, la trattoria, sui tavolacci di minestrone alla genovese, 7€ primo secondo contorno e dolcetto, ci hanno mangiato cani e porci.
Veramente!
Io, un direttore da teatro stabile, la mia collega ciccia pasticcia, portuali a gogò, turisti a manetta, una vecchia zoppa, mia mamma, il mio amico Knut di Colonia incontrato per caso al porto antico insieme a un’ amica thailandese di nome Seiko (poi scappati insieme a Valencia, dove hanno fatto un bambino).
Si capisce il punto?
Ci stiamo avvicinando.
Il punto è che qui, ci stava un prete gallo che girava con le trans e insieme a loro battagliava nei vicoli per il rispetto di tutti, cristiani mussulmani induisti e atei….
Che qui, proprio qui, ci stava un poeta della Genova bene che impugnava la chitarra e cantava alle troie, come fossero madonne santissime incoronate.
Che qui, proprio qui, in questo postaccio, s’incontra il mondo, e si mischiano le carte come tarocchi, si mischiano tra loro tutte le classi sociali ancora esistenti, le 100.000 divinità possibili, le sessualità di destra sinistra e centro (‘na botta a destra e ‘na botta a sinistra in sostanza). E chiunque tu sia chiunque tu sia chiunque ripeto, chiunque tu sia, vieni trattato in modo brusco e onesto, come tutti gli altri.
Qui in questo postaccio pieno di merda dove nascono i fior, se ti viene voglia di fare l’amore attaccato ai muri di via Lomellini lo puoi fare(!), come quella notte che io e Filippo si tornava a casa e c’erano un lui e una lei, 2 tipi per bene, te lo giuro, 2 tipi per bene, vestiti come si vestono i tipi eleganti e ben educati e per bene, che si erano fatti prendere dall’amore, e lo facevano sai. Felici. Meravigliosi. E io e Filippo siamo rimasti un po’ a guardare come si guardano le opere d’arte d’inestimabile valore, scossi, come di fronte alla Gioconda, come di fronte a Guernica, al Bacio di Klimt, al Giardino di Bosch eccetera eccetera…scossi e paralizzati insieme, a bocca aperta.
Finché Filippo disse che era meglio cambiare strada, per non disturbare.
Quante ancora te ne posso dire, quante sai, tantissime ancora, perché qui ogni giorno c’è una zampa che vola.
Ogni giorno come ieri l’altro, quando correvo disperatamente dietro al mio ennesimo ritardo, e mi balzò agli occhi una scritta alla parete esterna della Basilica di San Siro: CIAO DIO!
Così era scritto col pennarello nero.
CIAO DIO!
Mi fermai, che chi se ne frega, tanto sono in ritardo da tutta la vita.
Fotografai per condividere su Instagram, sorrisi al muro, e me ne andai.
E poi al volo mi arrivò il pensiero…che era più che lecito credimi, più che lecito scrivere: CIAO DIO! Perché in quel piccolo mondo gremito, dove devi farti strada a spallate nelle ore di punta, lì dove chi c’è c’è tra cani e porci, perché, why, pourquoi, non dovrebbe esserci anche lui? Dio!
Magari gobbo, che puzza di pesce, che sputa come un rospo, ma lì, nei carruggi, un vecchio marinaio mischiato a noialtri. Dio!
CIAO DIO!
CIAO CIAO CIAO CIAO CIAO 100.000 volte CIAO DIO!
Che CIAO, è un bellissimo saluto, tutto il mondo ce l’ha fregato, sarebbe da dedicarci un pezzo intero, un romanzo, una bibbia! La bibbia del CIAO!
Che 2 persone quando s’incontrano si dicono CIAO, e dicendosi ciao si dicono tante, tantissime, milioni di altre cose infinite, perché CIAO lo si dice a chi ci è amico, a chi ci è caro, a chi ci è vicino, a chi si vuole raggiungere…in qualche modo: CIAO DIO! CIAO! Anche quando si deve andare, che il tempo a disposizione è finito, che ci si deve separare, ma il CIAO è un addio leggero, temporaneo, CIAO per ora, in attesa del prossimo CIAO. Che CIAO apre al dialogo sempre(!), anche quando non ci si fida, e si pronuncia a fior di labbra aspettando la prossima mossa, CIAO, come un ponte da percorrere per incontrarsi, sospesi sopra un fiume, sopra l’autostrada, sopra la metro, sopra la vita. Che CIAO è un gesto, e più di tutto questo mi piace del CIAO, una parola che si fa, e facendosi non è più obbligatorio pronunciarla, che tanto ci si capisce lo stesso agitando la mano e basta, come parlare sottovoce stando lontano, fare CIAO con la mano…

Irene Serini @Caleidoscopic1

 

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