LOTTA e SPERANZA sono due parole bellissime…

Eternit: familiari sconcertati, "vergogna, vergogna"

Un momento della giornata di lutto cittadino indetto dal Comune di Casale Monferrato a seguito della sentenza della Cassazione, Torino, 20 Novembre 2014. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Lotta e speranza sono due parole bellissime.

L’una dipende dall’altra.

Io non riesco ad immaginarle separate.

Speranza è sempre il motore, la necessità, direi l’urgenza, della lotta.

La lotta è l’azione concreta e tangibile di chi nutre speranza.

Entrambe fanno progredire civiltà e culture, instillano sete di conoscenza, ci fanno essere persone migliori in un mondo che desideriamo sempre più accogliente…

A me però fanno pensare ad un tempo che non c’è più.

E mi sembrano disgraziatamente passate di moda…

Lotta

Ricordo quella partigiana, quella sindacale, quella antimafia…

Speranza

Ricordo gli anni ’90 in cui politici rampanti la sbandieravano continuamente per tornaconti elettorali. E gli italiani ci credevano. Avevano, appunto, speranza.

Lotta e speranza

Sono parole chiavi dell’incontro che sto per raccontarvi.

Le protagoniste si chiamano Romana Blasotti Pavese e Assunta Prato.

Il luogo è Casale Monferrato, quella cittadina in cui fino al 1986 si lavorava alla ”fabbrica del cancro”: Eternit (clicca qui per saperne di più sul Caso Eternit).

La lotta e la speranza di ottenere giustizia qui è cominciata in un tempo passato, e non è mai passata di moda.

Romana è l’immagine della lotta all’Eternit a Casale Monferrato. La sua tenacia e la sua forza ne hanno fatto un simbolo internazionale.

Grazie a noi Casale ha scosso il mondo!”, ci dice.

 “Ogni tanto lo dimentico, ma quando racconto quella brutta storia, i ricordi prendono il sopravvento e assieme a quelli il dolore e la rabbia.”

Tutto questo fa male. E sta male Romana per com’è andata a finire la storia processuale. “Perché qualcuno può permettersi di uccidere centinaia di persone per soldi e farla franca? Che se li tengano questi maledetti soldi. Maledetti soldi! Non dobbiamo dimenticare la storia di Casale. E’ nostro dovere continuare la nostra lotta”.

Certo, sono tanti anni per Romana, e tanti sono i lutti…

Romana poi mi dice di essere stanca, che vorrebbe che tutto fosse finito, che non ha più la forza di andare avanti. E invece a sentirla parlare scopri che ne ha da vendere.

Il lutto che Casale ha vissuto sembra essere frutto di un destino cittadino beffardo. Eternit nasce come fabbrica di vita. Eternit era la speranza concreta per tante donne e tanti uomini di avere un salario, di formare e sostenere una famiglia… di vivere.

E quando un luogo di vita si trasforma in una fabbrica di morte, angoscia e paura rischiano di prendere il sopravvento.

Non è stato così a Casale. Qui si è verificato un fatto unico di condivisione di informazioni e di sensibilità.

Lotta e speranza, appunto, al posto di angoscia e paura. A Casale.

E nel resto del Paese?

Io di Eternit ne avevo sentito parlare pochissimo. E, almeno dalle mie parti, non molti sanno che esiste in Italia una città in cui l’amianto ha distrutto circa 3000 vite, e che in quella città la lotta per ottenere giustizia è stata durissima. I media nazionali? Certo ne hanno parlato, ma senza mai riuscire a destare fino in fondo interesse, senza riuscire mai a sensibilizzare…

Le ragioni?

Lo chiedo all’altra protagonista del nostro incontro, Assunta Prato, insegnante e autrice che da anni s’impegna attivamente per la sensibilizzazione sul tema della bonifica dall’amianto:

La maggiore responsabilità è da attribuire alla superficialità dell’essere umano, alla sua voglia cieca di star bene senza prendere in considerazioni i pericoli. Io ricorderò sempre una persona che venne a casa mia quando mio marito morì, diciannove anni fa, e disse che non credeva che fosse morto per l’amianto, perché se così fosse stato, avrebbe voluto dire che tutti saremmo stati in pericolo.

E quel tremendo meccanismo di autodifesa può essere il tuo peggior nemico, perché ti impedisce di affrontare la realtà con responsabilità.

Altre colpe sono da ricercare in parte del mondo imprenditoriale che continua a fare come si è sempre fatto. I casi in cui il guadagno è anteposto alla tutela di chi lavora e alla tutela dell’ambiente sono frequenti. C’è l’idea che l’uomo e l’ambiente sono due cose separate. L’ambiente è l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, il cibo che mangiamo, l’ambiente siamo noi. Cancellare l’ambiente significa cancellare noi stessi.

L’Italia divisa a metà da ragioni culturali, economiche, di costume, in tema di disastri ambientali sembra non avere differenze. I casi di eco-disastri non si contano, e sono distribuiti uniformemente da nord a sud…

Lotta e speranza acquistano i loro significato più alto quando le due donne mi raccontano del loro impegno nei confronti delle giovani generazioni…

Romana: “Tra le più grandi soddisfazioni che ho avuto in questi anni c’è stata quella d’incontrare i giovani. Rivendicare il proprio diritto alla vita è un valore civico immenso. Nessuno ha il diritto di portarci via la vita, e di questo insegnamento noi dobbiamo farcene carico.

Assunta: “Assieme ai miei colleghi nelle scuole abbiamo ideato un progetto che si chiama Attenti al polverino, una fiaba destinata ai bambini dai 5 anni in su. Si racconta la storia di una fabbrica che da soldi a tutti ma poi crea malattia e morte. Tre eroi (Robin Hood, Spolverino e Einstein) si riuniscono per trovare una cura per il mesotelioma e bonificare la città. Alla fine tutti vissero felici e contenti. Chiediamo poi ai bambini di mettere la loro faccia, con un disegno o con una fotografia, sul volto di uno dei tre eroi, un modo per infondere la consapevolezza che a questo dramma si può e si deve porre riparo. Dando un ruolo attivo ai cittadini di domani, li aiutiamo ad affrancarsi dalla paura e suscitiamo in loro senso di responsabilità.”

Speranza e lotta, ma anche resistenza, caparbietà, cultura, educazione…

Tutte parole che nell’Italia distratta di oggi sanno di antico, ma che da Casale, e da queste due donne mi arrivano come una ventata di aria fresca. In loro queste parole perdono qualsiasi colore politico e assumono i colori del buon senso e della civiltà.

Nicola Alberto Orofino  @nicalbe

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