Un “capo in b” per conoscere Trieste * Intervista ad Alessandro Marinuzzi

11292700_10206774202342034_392562759_nAlessandro Marinuzzi, triestino, regista, consulente artistico e formatore teatrale, quasi 55 anni. A 23 anni si trasferisce a Roma e frequenta il corso di Regia della Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”. Allievo e assistente di Andrea Camilleri, Angelo Corti, Marisa Fabbri, Luca Ronconi, Paolo Terni e Aldo Trionfo. Si perfeziona e lavora in Italia, Francia e Belgio collaborando con Armand Delcampe, Laurent Terzieff, Josef Svoboda, Jean-François Politzer, Giorgio Albertazzi, Sergio Rossi. Dal 1989 lavora con il CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, con cui ha realizzato molti spettacoli e laboratori teatrali tra i quali sono in particolare da ricordare le prime rappresentazioni di alcuni testi di Georges Perec e di Giuliano Scabia. Dal 1993 collabora con L’atelier Corneille di Bruxelles. Nel 1999 forma con una ventina di attori professionisti italiani e stranieri LABX / LABORATORIO X, gruppo informale itinerante e aperto di studio e lavoro teatrale interculturale, dove fonde l’attività di regista con la didattica e la ricerca teatrale basate sull’analisi e l’interpretazione dei testi e degli spazi adoperati e sulla promozione e il perfezionamento delle potenzialità attoriali. Per l’insieme della sua attività e per Laboratorio X e per aver fatto scoprire in Italia il teatro di Perec, nel 2010 a Napoli ha ricevuto il Premio “Capri Enigma” per l’Arte. Ha insegnato presso il Corso di Perfezionamento per Attori del Teatro di Roma e alla Scuola del Teatro Stabile di Torino diretti da Luca Ronconi e ha diretto il Quarto Anno di Perfezionamento per Attori dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”.

Irene ed io lo incontriamo in una mattina soleggiata (ma ventosa) in un bar di viale XX Settembre a Trieste. Tipica atmosfera delle giornate che antecedono le feste (è venerdì santo). Tutto è un po’ più lento. Sono arrivato a Trieste da due giorni.  Io, siculo doc, guardo con perplessità Trieste, che è italiana, ma se non ci fai attenzione a volte te lo dimentichi.

Chi sono questi triestini? Affollano Piazza Unità, mangiano panini al prosciutto cotto (quel nol devi mancar!) sorseggiando un  bicchiere di malvasia. Io cresciuto a forza di arancini e arance rosse, mi sento su Marte!

Davanti ad un “capo in b”, (caffè macchiato in bicchierino di vetro) (proprio marziani ‘sti triestini) racconto ad Alessandro di ItalianSelfie, del faticoso proposito di capire chi sono gli italiani,  come si auto-rappresentano, in che modo è possibile creare dialogo  tra realtà sociali e geografiche diverse e che per fare questo ci avvaliamo dei social network, del blog e del teatro .

Alessandro mi ascolta  molto attentamente, poi mi dice…

ALESSANDRO: Io mi sento marginale rispetto a una cultura italiana e centrale rispetto a una cultura europea. Sono triestino ed europeo, ma mi sento poco italiano.

(Io catanese doc, conosco migliaia di catanesi doc, che direbbero la stessa cosa.)

NICOLA: E se dovessi chiederti un ricordo della tua vita in cui ti sei sentito italiano?

ALESSANDRO: L’ammissione all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma diretta allora da Aldo Trionfo, e dove insegnava Luca Ronconi (uomini entrambi eccentrici rispetto alla cultura italiana) ha significato per me il riconoscimento di un triestino da parte di un’istituzione italiana.

(mi ha colpito questa risposta. L’ammissione alla scuola del Piccolo Teatro di Milano è stata per me occasione di riscatto e di evasione da una terra in cui mi sentivo ostacolato. Un’opportunità di dialogo e confronto in un terreno in cui lo scambio culturale e umano era centrale e necessario alla mia formazione artistica.)

ALESSANDRO: A Roma mi sentivo un Asburgo a Bisanzio.  Quando sono arrivato avevo appena letto certe prose in cui Giuseppe Ungaretti descrive monumenti del barocco romano, e mi piaceva ritrovarmele negli occhi.

(E guarda caso anche Ungaretti era uno scrittore italiano piuttosto eccentrico.)

Alessandro prosegue e ci racconta della sua famiglia…

ALESSANDRO: Mio nonno paterno è nato a Noci, in provincia di Bari. La mia nonna paterna è invece nata in Svizzera da famiglia anghiarese, poi trasferita in Liguria. I nonni materni sono invece triestini di nascita, ma nessuno dei miei bisnonni materni era nato a Trieste. La nonna materna era figlia di due sloveni conosciuti probabilmente a Trieste… Direi che la mia è una famiglia tipicamente triestina.

(Scopro che una famiglia tipicamente triestina non ha origini triestine…)

Chiedo ad Alessandro di raccontarmi Trieste.

ALESSANDRO: Trieste era un piccolo borgo fino agli inizi del ‘700. Nel giro di un secolo e mezzo si sviluppa moltissimo, passando da 3000 a più di 200.000 abitanti a inizio Novecento. Molte persone, di differente estrazione sociale, per ragioni diverse arrivano a Trieste e contribuiscono alla sua crescita economica. Il suo porto diventa il più importante dell’impero asburgico. Lo stesso dialetto triestino nasce come lingua franca comune permettendo a persone di origini e ceti diversi di comunicare. Una lingua che agevola commerci e scambi economici in tutto l’Adriatico. Il crollo improvviso dell’impero asburgico implica il declassamento del porto cittadino, che diviene uno dei tanti del Regno d’Italia, e l’esodo di molti triestini di lingua tedesca che non hanno più ragione alcuna di stare in una città che comincia a considerarli stranieri. Il declino si acuisce nel ventennio fascista. La Trieste multietnica subisce umiliazioni profonde: dalla cancellazione delle scuole slovene alla proclamazione delle leggi razziali, e proprio in una città dove la comunità ebraica era molto presente”

(Alessandro racconta con grande competenza, e mi sembra di capirci qualcosa di più. Le mie passate, a dire il vero brevi, permanenze a Trieste, mi avevano lasciato piuttosto interdetto. Nonostante mi fossi documentato sulla sua storia e avessi imparato a memoria statistiche e primati che il web propone, Trieste appariva ai miei occhi inafferrabile. Non è tanto il contenuto del racconto di Alessandro che mi generava chiarezza, ma la partecipazione che, un uomo pacato come lui,  metteva nella  narrazione della travagliata storia della sua città. Capisco che se vuoi davvero conoscere Trieste, te la devi fare raccontare da un suo cittadino. )

NICOLA: Sbaglio se dico che Trieste è un ponte non solo geografico fra l’Italia e l’Europa?

ALESSANDRO: Trieste è una città che è stata prima europea che italiana, e fra le città italiane è senz’altro la più europea. E’ la porta verso l’est, direi che ha la sua ragione di essere come punto d’incontro fra la cultura italiana e quella slovena…  Mi viene in mente quella definizione contenuta nel titolo di un libro di Angelo Ara e Claudio Magris: Trieste, una identità di frontiera.

IRENE: Ci sono, o ci sono stati, artisti italiani che siano riusciti a esprimere nelle loro opere, una radice italiana comune, tale da farci sentire italiani a prescindere dalle diverse città di provenienza?

ALESSANDRO: L’Italia ha potuto esprimere geni teatrali come Luca Ronconi e Giorgio Strehler (nato a Trieste), scrittori come Carlo Emilio Gadda, Italo Calvino e Luigi Pirandello.  In campo musicale Giuseppe Verdi è un grande esempio di cultura italiana apprezzata da qualunque ceto. Metteva d’accordo tutti, univa tutti. Verdi ha musicato anche libretti provenienti da opere di Shakespeare… e per questo è un bell’esempio di collegamento fra culture diverse.

(Verdi ponte fra culture… come Trieste)

IRENE: Che senso può avere oggi indagare sugli italiani?

ALESSANDRO: Indagare sugli italiani può avere un senso politico per rafforzare la condivisione di obiettivi da parte di persone che al momento mi sembra appartengano tutte allo stesso Stato più che alla stessa Nazione.

Chiedo ad Alessandro che valore attribuisce alla “contemporaneità”. La risposta che mi da’ è difficile da dimenticare…

ALESSANDRO: La contemporaneità riguarda la compresenza nel tempo di culture che appartengono sia al passato che al futuro. Non vivo la contemporaneità come qualcosa di proiettato esclusivamente verso il futuro. Contemporaneità è la compresenza di presente, passato e futuro.

***

Alcuni giorni dopo io e Irene, mia Beatrice nel paradiso triestino, nel molo Audace guardiamo il grande abbraccio che Trieste concede al mare. Le parole di Alessandro mi risuonano in testa. Mi sembra di non percepire più nessuna identità, nessuna definizione. Non sono italiano, non sono catanese, non sono europeo. Sono solo un microscopico pezzo di quell’abbraccio d’indicibile bellezza.

Nicola Alberto Orofino  @nicalbe

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