Quando rovine del passato ci mostrano il futuro del BelPaese…

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Galleria con vedute di Roma / Giovanni Paolo Panini

(Associazionismo, archeologia e tutela del patrimonio artistico e ambientale nell’Italia dei nostri tempi)

L’Italia è bella. Ma proprio bella da vedere. Non ci sta città, paese, borgo che non ha la sua chiesa antica, la sua piazza storica, il suo municipio magnifico, il suo palazzo nobiliare. È stato bello il BelPaese in ogni età storica. Dalla Magna Grecia al Medioevo, dai tempi degli antichi Romani a quelli delle invasioni napoleoniche. Ogni epoca ha lasciato uno strascico di bellezza inaudita. Continua ad essere attraente l’Italia anche se i suoi cittadini nell’ultimo secolo si sono adoperati tantissimo nel deturpare con eco-mostri di tutti i tipi il paesaggio che abbiamo ereditato. È straordinario il BelPaese anche se lo guardi ai raggi x. Anfiteatri, mura, terme, domus… il sottosuolo italico ci racconta di un patrimonio artistico classico immenso, diffuso ovunque. Una ricchezza che unisce i trentini ai catanesi, i milanesi ai napoletani. E anche se da nord a sud cambia il paesaggio sotterraneo, (il centro nord è prevalentemente tendente al medievale mentre il centro sud è fortemente greco romano), questo non intacca minimamente il senso di appartenenza che ogni cittadino italiano avverte quando ammira la Roma dei Fori imperiali, o i cunicoli e le cavità scavate nel tufo della Napoli greca e romana o ancora le necropoli o le testimonianze etrusche dell’Umbria.

La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio artistico e storico della Nazione si legge senza giri di parole e tecnicismi di nessun tipo nella nostra Carta fondamentale. Ma quanto è difficile per le istituzioni pubbliche tutelare una tale immensità! Soprattutto in tempi di magra, e in un Paese nel quale gli stanziamenti economici sono sempre destinati a qualcos’altro di più importante. E così che l’iniziativa privata rappresenta una soluzione che è doveroso prendere in considerazione.

L’associazionismo culturale è l’esperimento che Oreste Lo Basso, archeologo 35enne, (video intervista ItalianSelfie del 9/02/2105) che per campare fa il project manager, ha intrapreso assieme ad altri esperti colleghi e amici. Storici dell’arte, archeologi, guide naturalistiche, esperti in geopolitica uniti da un’autentica passione per la cultura e con una missione precisa e ambiziosa: valorizzare e diffondere il patrimonio artistico e ambientale siciliano. Così sei anni fa nasce Etna ‘ngeniousa. Oreste ci racconta dei risultati ottenuti, delle decine di escursioni organizzate, delle convenzioni con le istituzioni per la gestione di beni che il pubblico non riesce a tutelare per mancanza di fondi, di come la percezione dei cittadini nei confronti del paesaggio ambientale e archeologico sia cambiato grazie alla loro attività, delle giornate di trekking urbano organizzate assieme ad altre associazioni in tutta Italia. L’esperienza di Etna ‘ngeniousa è un esempio concreto delle gigantesche potenzialità che il mettersi assieme, lo stare uniti offre. Potenzialità che in un Paese come il nostro, avvilito da una corruzione capillare, diviso in mille e mille isole a tutti i livelli (ci sono isole generazionali, isole lobbistiche, isole professionali, isole territoriali…), in cui i Palazzi del potere marcano la loro distanza dai reali bisogni dei cittadini e parlano linguaggi incomprensibili alla gente, in un Paese siffatto le varie forme di associazionismo privato sono addirittura necessarie alla sopravvivenza culturale della Nazione. E nel caso di Etna ‘ngeniousa, la cooperazione riesce addirittura a sopperire gravi deficit istituzionali. In parole spicce, se lo Stato non riesce ad occuparsene, ci pensiamo noi cittadini privati stando assieme, mano nella mano, a dare una mano spessissimo a titolo gratuito e senza nessuna forma di ringraziamento ma dovendo anzi superare mille ostacoli burocratici e fiscali. Perché stare assieme in Italia, è eroico. E se a queste condizioni mesci  un abitudine all’individualismo (dilagante e devastante male dei nostri tempi), il rischio del fallimento è sempre dietro l’angolo.

Oreste continua a raccontare a noi, di ItalianSelfie, che poco capiamo di mura antiche, città stratificate e planimetrie. Oreste si esprime con competenza e passione e noi lo ascoltiamo, facciamo domande e lo riprendiamo con i nostri marchingegni di ultima generazione. La distanza tra quel racconto fascinoso che parla di rovine passate e le nostre figure iper-tecnologiche è spiazzante, certo. Ma man mano che l’intervista al nostro archeologo prende forma e sostanza, affiora un forte senso di appartenenza e si percepisce quanto il passato sotterraneo di quel racconto, fatto di cose antiche e belle rende evidente un’identità attuale spiegabile solo con la conoscenza storica (l’archeologia come la storia serve a capire il presente e a guidarci nel futuro, avverte Oreste). Ed è allora che capisci come il trapassato remoto che l’archeologia tenta di studiare, in fondo riguarda noi tutti. ItalianSelfie, come del resto le associazioni che promuovono la cultura e fanno autentico lavoro di ricerca, ha ragione di esistere proprio per avvicinare distanze, costruire ponti, far dialogare mondi che hanno affinità e mondi lontanissimi tra loro.

Andare in giro per Catania, riprendere una festa religiosa popolare, intervistare gente comune devota alla Santa patrona, e poi dialogare con un archeologo intraprendente e appassionato, da senso alla nostra missione.

Nicola Alberto Orofino  @nicalbe

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