Fuori Paese

Fuori Paese fotoMi chiamo Nicola Alberto Orofino, faccio il regista teatrale, e vivo in Italia. Più precisamente vivo in una bizzarra città del sud. Più precisamente vivo in Sicilia. A Catania. Ma ho vissuto anche a Milano negli anni della mia formazione teatrale. Mi piace dire che ho una formazione teatrale milanese. Ma non è del tutto vero. A Milano la scuola che ho frequentato mi ha insegnato a fare il mio mestiere, vero. Tornando in Sicilia pensavo di mettere a frutto la mia esperienza milanese in un territorio che consideravo vergine rispetto al cumulo di esperienze maturate al Nord, e invece è stata l’esperienza e il carattere dei miei conterranei che mi hanno fornito la chiave degli spettacoli teatrali che ho messo in scena in questi anni, in termine di rapporti umani, modi di pensare e di agire. La mia formazione catanese è stata decisamente la più importante. Milano adesso è lontana, lontanissima. Le sempre più rare volte che ci vado mi sento spaesato, nel vero senso della parola.

Fuori Paese.

E faccio fatica a capire, non ritrovo punti di riferimento…

Vivo le mie brevi permanenze a Milano alla ricerca di ordine, ma trovo solo caos. Io non capisco niente di quello che succede a Milano. Eppure Milano e Catania sono due città di una stessa comunità che si chiama Italia…

Perché? Su quali basi comuni? Italia che significa? Italiani che significa?

…e continuo a non capirci niente!

Per mettere ordine occorrerebbe trovare una definizione che accomuna gli italiani tutti? Da Milano a Catania? Non sono questioni di poco conto. Definire la mia comunità servirebbe a definire il mio luogo, i miei obiettivi, i margini di miglioramento e i fattori di cambiamento…

In definitiva, il senso del mio esserci, il senso del mio agire.

Nel 1947 i cosiddetti italiani hanno eletto un’assemblea alla quale è stato affidato l’arduo compito di definire che cosa è Italia e quindi, di contro, che cosa non lo è. L’hanno chiamata Assemblea Costituente. Ne facevano parte le donne (pochissime) e gli uomini più illuminati e illustri del tempo. Leggendo quelle definizioni si scopre che l’Italia è quel luogo che fonda la sua esistenza sul lavoro, e che promuove le condizioni che rendono effettivo il diritto ad una occupazione; quel luogo in cui il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurarsi una esistenza libera e dignitosa; quel luogo che richiede ai suoi cittadini l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale; è un luogo dove tutti hanno pari dignità sociale e dove tutti sono uguali davanti alla legge; un luogo che promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca tecnica e scientifica; un luogo che tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico del suo territorio; un luogo che ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali; un luogo in cui tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche ma solo in ragione della propria capacità contributiva. L’Italia descritta nella nostra Costituzione è un’Italia bellissima!

Un paradiso in terra!

E gli italiani sono le persone più fortunate del mondo!

Leggendo queste definizioni (commoventi) capisco che Milano e Catania hanno un sacco di cose in comune…

Ma io a continuo a vivere in una città bizzarra e a Milano continuo a sentirmi spaesato (Fuori Paese).

Ipocrisia canaglia?

Conosco tanti italiani, troppi, che un’occupazione non ce l’hanno, e io, che ho la fortuna di fare il lavoro che mi piace ho una retribuzione non affatto proporzionata alla quantità e alla qualità del mio lavoro e certamente insufficiente ad assicurarmi una esistenza libera e dignitosa; a Catania fino a qualche anno fa ci stava un importante équipe di fisici ricercatori ma adesso è stata smantellata e il mio amico Luigi che ne faceva parte  ha deciso di lavorare a Singapore lasciando a Catania un figlio ed una moglie in serie difficoltà di vita; gli esempi di non tutela del rinomato patrimonio italico sono sotto gli occhi di tutti (da Pompei alla reggia di Caserta, all’infinità di monumenti chiusi al pubblico e abbandonati del territorio siciliano); l’Italia non ripudia affatto la guerra ma non la chiama così, la chiama missione di pace (la manomissione delle parole è un’arte raffinata in cui i nostri compatrioti illuminati e illustri si dilettano con entusiasmanti risultati); la capacità contributiva dei miei genitori, entrambi commercianti, si è negli ultimi anni drasticamente ridotta ma non si è affatto ridotta la quantità di denaro richiesta per concorrere alle spese pubbliche.

E io continuo a vivere in una città bizzarra e a Milano continuo a sentirmi spaesato (Fuori Paese).

Urgente mi sembra Ridefinire Italia e Ridefinire Italiani.

Complicato per uno come me, che si sente ospite nel proprio Paese. Ho bisogno di un aiuto, magari l’aiuto di una persona cara che vive nel mio Fuori Paese.

Irene Serini. L’ho conosciuta negli anni della formazione milanese. Mia collega, triestina, compagna di corso e coinquilina in quegli anni. Ci piace definirci fratelli di anima. Il dialogo e la riflessione nelle passeggiate e nelle notti insonni, le difficoltà e le gioie da condividere, le emozioni prodotte dai nostri racconti costituiscono un potente elisir che ogni tanto sento l’urgenza di prendere. Per questo cerco di vederla con frequenza, Irene è venuta spesso a trovarmi, è venuta spesso a Catania e io di rado a Milano.

Attraversare questo lungo Paese per vederci e per capirci è stato rassicurante.

E attraversare questo lungo Paese per capire il nostro “fuori”, per Ridefinire Italia e Ridefinire Italiani?

Incontrare gli italiani. Perché l’incontro è una delle poche ragioni per cui vale la pena di vivere. Con tutti i mezzi, virtuali e non. Perché occorre capire quanto l’esigenza di una ridefinizione senza ipocrisie sia comune.

Non basta.

Sarà necessario utilizzare gli strumenti del nostro lavoro, il teatro, quello strumento di comunicazione in grado di creare contemporaneità fra chi produce comunicazione e chi usufruisce del prodotto artistico.

La questione è vitale, perché la sensazione di vivere in un Fuori Paese è insopportabile. Vivere in un Paese che si racconta con definizioni ipocrite produce smarrimento.

Ridefinire Italia e Ridefinire Italiani è importante per ridisegnare Italia e ridisegnare italiani. Un disegno che deve convincere e piacere a donne e uomini come Irene e me, donne e uomini non illustri, appartenenti ad una generazione sfruttata e mai ascoltata e che ha il dovere di osservare, porsi obiettivi e cambiare.

Per vivere con profondità la nostra comunità.

Per sentirsi dentro dentro dentro il nostro Paese.

Per essere fieri di essere Italia. Autenticamente e fuor di retorica.

Nicola Alberto Orofino @nicalbe

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